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Posted on Giovedì, 28 gennaio 2010 (16:50:49) CET by brunopierozzi
Arte e Comunicazione
"1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010"

Roma  - Vittoriano

27 gennaio – 21 marzo 2010


Holga Weissova "Nelle baracche ad Auschwitz"

i particolari su "Leggi Tutto"




"1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010"

Roma  - Vittoriano

27 gennaio – 21 marzo 2010

 

 

Riteniamo importante dare risalto ad una mostra questa volta non dedicata all’arte, ma al ricordo di una immane tragedia, la Shoah, che rimarrà per sempre come segno indelebile della barbarie umana frutto della folle ideologia nazista. Vogliamo ricordare che oltre alle testimonianze agghiaccianti delle immagini, degli oggetti, delle testimonianze, giunte fino a noi in questi anni c’è stata anche una presenza dell’arte, anche nei campi di concentramento nazisti. Disegni di prigionieri, tra i quali anche artisti di professione,  che hanno lasciato in eredità  per le generazioni a venire opere che illustrano l’orrore vissuto da milioni di persone. Tra queste opere c’è anche quella che abbiamo scelto come immagine della presentazione della mostra. Si tratta di un disegno eseguito nel campo di sterminio di Auschwitz da Holga Weissova, allora bambina, sopravvissuta all’olocausto.

P. la Redazione de Le Arti

Bruno Pierozzi

 

Comunicato tratto dal sito del Comune di Roma:

“Inaugurata al Complesso del Vittoriano la mostra "1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010". L'esposizione, allestita nella Sala Zanardelli, è la più importante mai realizzata per ripercorrere la vicenda della Shoah. Ed è uno dei principali tasselli del X Giorno della Memoria e delle celebrazioni per la doppia ricorrenza che cade quest'anno: il 70° anniversario dell'apertura del lager di Auschwitz e il 65° della liberazione del complesso di Auschwitz-Birkenau.

 


"1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010" è promossa dal Campidoglio con la Presidenza della Camera dei Deputati e il Ministero dei Beni Culturali, nell'ambito di un vasto calendario d'iniziative coordinate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il Giorno della Memoria, istituito nel 2000 (legge n. 211). La mostra, aperta al pubblico dal 27 gennaio al 21 marzo 2010, ha l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio dell'UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane). Di rilievo la collaborazione, nell'allestimento e nella ricerca storica, della Fondazione Museo della Shoah; così come il comitato scientifico, composto da studiosi ed esperti di caratura internazionale, e l'allestimento a cura di Alessandro Nicosia.

 

La mostra analizza l'evoluzione del sistema che la Germania nazista sviluppò per concentrare, perseguitare e sterminare gli ebrei tra il 1933 e il 1945: sette sezioni tematiche e cronologiche (più tre "moduli espositivi" alla Camera dei Deputati per la seduta speciale della Camera in occasione del Giorno della Memoria, aperti fino al 26 febbraio) ne ripercorrono genesi, sviluppo e fine., partendo dal meccanismo repressivo creato da Hitler agli esordi del regime. Al centro è il caso di Auschwitz, lager istituito il 27 aprile 1940 su ordine di Heinrich Himmler, capo della polizia nazista.

Auschwitz nasce come campo di concentramento per gli oppositori politici polacchi, poi si sviluppa come macchina di sterminio fino al 27 gennaio 1945, giorno in cui l'Armata Rossa ne abbatté i cancelli e vi fece irruzione, rivelandone definitivamente gli orrori. Tra questi, oltre all'eliminazione di massa degli ebrei, gli "stermini dimenticati" di oppositori politici, rom, sinti, omosessuali, disabili (tema dell'ultimo Viaggio della Memoria del Comune con gli studenti, ad Auschwitz dal 25
al 27 ottobre 2009). Una sezione a parte è dedicata alla "soluzione finale della questione ebraica" e alla sua metodica ferocia: selezione iniziale dei deportati, spoliazione dei beni personali, le camere a gas e i bidoni di gas Zyklon B, le fucilazioni, il lavoro dei Sonderkommando, l'eliminazione dei cadaveri nei forni crematori. Auschwitz, come la mostra evidenzia, ebbe un ruolo centrale nell'organizzazione sistematica del genocidio degli ebrei in Europa.

Accurato anche il racconto della vita nel campo, dal doppio punto di vista degli internati e dei carnefici: le immatricolazioni, le disinfestazioni, il tatuaggio, l'assegnazione degli alloggi nelle baracche per cavalli, il cibo, il lavoro quotidiano, le punizioni, gli esperimenti medici. Infine la liquidazione del complesso, l'estremo tentativo di portare a termine il progetto con le "marce della morte", la liberazione ad opera delle truppe sovietiche e – nella sezione conclusiva – il dopo-Auschwitz: l'ultimo segmento della mostra comincia con uno spazio sul tema "cosa si sapeva di Auschwitz" e prosegue con i processi intentati ai persecutori in Polonia (primo dopoguerra) e in Germania (anni '60-'70).

Importanti i documenti in mostra, di varia natura e tipo: foto d'archivio, mappe del lager, piani di costruzione dei crematori, filmati, lettere e diari, materiali provenienti dal museo di Auschwitz come vestiti dei prigionieri, effetti personali (alcuni abbandonati dai deportati sulla rampa), contenitori di gas Zyklon B, liste di prigionieri. “

 

 

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